Rifiuti: L'Italia deferita alla Corte di Giustizia UE dalla Commissione europea

Rifiuti: L'Italia deferita alla Corte di Giustizia UE dalla Commissione europea

Nel primo caso, domani l'esecutivo Ue, salvo imprevisti, ufficializzerà il deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia Ue per la mancata messa a norma o la mancata chiusura entro la scadenza prevista (16 luglio 2009) delle discariche già autorizzate e in funzione al momento del recepimento della direttiva discariche del 1999.

Malgrado i precedenti ammonimenti della Commissione, l'Italia ha omesso di adottare misure per bonificare o chiudere 44 discariche non conformi, come prescritto dall'articolo 14 della direttiva relativa alle discariche di rifiuti (direttiva 1999/31/CE del Consiglio). La Commissione aveva già trasmesso un parere motivato supplementare nel 2015 nel quale esortava l'Italia a trattare adeguatamente 50 siti che rappresentavano ancora una minaccia per la salute e l'ambiente. Ci sono molti modi per disfarsi dei rifiuti: seppellirli sotto terra, nelle discariche, è il metodo "meno sostenibile dal punto di vista ambientale e dovrebbe essere tenuto al minimo assoluto", nota la Commissione. Nell'intento di accelerare il processo la Commissione ha deciso dunque di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea.

"A norma del diritto dell'Ue - ricorda la Commissione - gli Stati membri sono tenuti a recuperare e smaltire i rifiuti in modo tale da non mettere in pericolo la salute umana e l'ambiente, vietando l'abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti". La Corte ha già pronunciato sentenze di condanna nei confronti di Bulgaria, Cipro e Spagna.

L'ambiente - con 16 procedure d'infrazione ancora aperte - si conferma il settore dove il nostro paese fa più fatica a ridurre le inadempienze rispetto alle regole Ue. Lo ha detto il commissario europeo per gli Affari Interni, Dimitri Avramopulos, durante un dibattito in plenaria.il commissario ha esertato anche tutti gli stati membri ad aumentare i ricollocamenti.

È stata quindi inviata "una lettera di costituzione in mora" in cui si chiede al nostro Paese di dare una risposta celere alle preoccupazioni "circa l'adozione di misure insufficienti per quanto riguarda le strategie di controllo delle emissioni usate da Fca".

Se dovessero rifiutarsi, persistendo nell'impasse, a giugno prossimo la Commissione discuterà sulla possibilità di aprire le procedure di infrazione.