Ambiente: Ue, Italia sotto accusa per discariche e fogne

Ambiente: Ue, Italia sotto accusa per discariche e fogne

La Commissione europea valuterà a giugno se aprire delle procedure di infrazione contro Ungheria, Polonia, Austria e Repubblica ceca per non aver rispettato il loro obbligo di accogliere richiedenti asilo da Italia e Grecia nell'ambito del programma europeo di redistribuzione (relocation in inglese). "Malgrado i precedenti ammonimenti della Commissione, l'Italia ha omesso di adottare misure per bonificare o chiudere 44 discariche non conformi, come prescritto dall'articolo 14 della direttiva relativa alle discariche di rifiuti (direttiva 1999/31/CE del Consiglio)", argomenta Bruxelles. Nel primo caso, domani l'esecutivo Ue, salvo imprevisti, ufficializzerà il deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia Ue per la mancata messa a norma o la mancata chiusura entro la scadenza prevista (16 luglio 2009) delle discariche già autorizzate e in funzione al momento del recepimento della direttiva discariche del 1999.

Le norme europee, recepite dall'Italia nel 2003 con apposito decreto legislativo, dividono i siti di discarica in tre categorie: discariche per rifiuti pericolosi, discariche per rifiuti non pericolosi e discariche per rifiuti inerti (che non si decompongono o bruciano, quali ghiaia, sabbia e roccia).

E' certamente un messaggio positivo quello che l'Unione Europea ha lanciato a riguardo dei migranti, almeno per ciò che attiene la posizione dell' Italia in merito a tale fenomeno. All 'Italia si contesta di "non aver bonificato o chiuso 44 discariche che rappresentano un grave rischio per la salute umana e per l'ambiente". Che tiene comunque a precisare: ad essere illegali non sono certo le discariche in sé, come qualcuno vorrebbe affermare, ma quelle non sicure. L'interramento nel suolo, ossia nella discarica "dovrebbe essere limitato al minimo assoluto", che pure rimane funzionale per alcune tipologie di rifiuti.

Questa causa fa parte di un esercizio orizzontale che interessa altri sei Stati membri: Bulgaria, Cipro, Spagna, Romania, Slovenia e Slovacchia.

- Sull'attuazione delle politiche ambientali dell'UE e delle leggi negli Stati membri, si veda il riesame dell'attuazione delle norme ambientali. Nel frattempo poco o niente è cambiato, e allora si ricorre alla Corte, ultima fase della procedura d'infrazione.