Iran: Khamenei e Rohani hanno votato

Iran: Khamenei e Rohani hanno votato

Sono aperte le urne in Iran per le elezioni presidenziali, il cui risultato potrebbe avere un impatto considerevole sul processo di riforme nel Paese e sull'evoluzione dei rapporti internazionali di Teheran.

Almeno uno degli sfidanti dovrà ottenere più del 50 per cento dei voti, al primo turno, altrimenti la prossima settimana si terrà un ballottaggio. L'ex presidente ha dato il suo sostegno a Rouhani.

Dei sei candidati in corsa per la presidenza, dopo le selezioni del Consiglio dei Guardiani su oltre 287 mila domande presentate, ne rimangono formalmente solo tre: Rouhani, Raisi e il riformista Mostafa Hashemi-Taba. Fu eletto all'Assemblea Consultiva Islamica nel 1980 e rimase deputato per cinque mandati consecutivi sostenitore di una politica estera più moderata e maggiormente incline al dialogo con l'Occidente, nonché fautore di una fase rivoluzionaria, di costruzione di reciproca fiducia, nel rapporto tra Teheran e Washington, favorendo la cessazione di alcune sanzioni americane previste dall'accordo nucleare. Sono 56.4 gli iraniani chiamati alle urne. I fratelli Larijani ricoprono posizioni apicali all'interno del Parlamento e del sistema giudiziario.

In base alla propria Costituzione, la Repubblica iraniana si fonda sul voto popolare attraverso elezioni pubbliche.

Se non dovessero verificarsi colpi di scena dell'ultimo minuto, Rouhani potrebbe beneficiare del loro appoggio per una eventuale rielezione.

Raisi si trova anche ad essere tra i possibili candidati alla successione dell'Ayatollah Khamenei che ha quasi ottant'anni e problemi di salute. In politica interna ha promesso che avrebbe preparato una "carta dei diritti civili" ed attuato riforme per rilanciare l'economia.

Sono iniziate in Iran le elezioni per eleggere il nuovo presidente.

Un ulteriore elemento a favore del candidato pragmatista sembrerebbe essere l'apparente debolezza del fronte ultraconservatore, che per tutta la campagna elettorale è apparo diviso tra i due candidati di punta, Ebrahim Raisi e Mohammad-Bagher Ghalibaf, per ricompattarsi solo negli ultimi giorni intorno a Raisi, nel tentativo di agevolare una volata finale.

L'apertura di Rouhani contro il recupero della tradizione rivoluzionaria di Raisi.

Nella Repubblica islamica non bisogna dimenticare la figura estremamente rilevante della Guida suprema Ali Khamenei, personaggio politico di cui si è detto e scritto molto, identificato come il vertice supremo del paese, descritto come un conservatore radicale ed inflessibile. A fronte di un netto calo dell'inflazione, al leader moderato viene imputata la crescita della disoccupazione, passata da poco più del 10% al 12% circa in questi quattro anni di governo, con quella giovanile che sfiora il 30%. A conferma di questa lettura ci sono i risultati delle politiche del 2016 quando nella capitale prevalse la lista di pragmatici e riformisti, senza lasciare un seggio ai falchi. Anche il principale avversario di Rohani, Raeisi, ha puntato sul malcontento di parte della popolazione disoccupata o meno abbiente, promettendo di triplicare lo stipendio dei lavoratori iraniani che vivono sotto la soglia di indigenza, offrendo fino a 66 dollari al mese.