Istat: in Italia crescono le diseguaglianze, calano le nascite

Istat: in Italia crescono le diseguaglianze, calano le nascite

E, soprattutto, quella vera e propria "guerra tra poveri" combattuta da quel milione e 800mila famiglie con emigrati verso l'altro milione e 900mila famiglie di soli italiani sempre a basso reddito. Per l'Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle "famiglie a basso reddito con stranieri" (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le "famiglie a basso reddito di soli italiani"(1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti).

Le "famiglie di impiegati" appartengono infatti alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) mentre le "famiglie degli operai in pensione" rientrano nella fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone). Il reddito e' piu' alto del 70% rispetto alla media.

A proposito ancora di diseguaglianze, l'Istat rileva che la spesa per consumi delle famiglie ricche, della 'classe dirigente', è più che doppia rispetto a quella dei nuclei all'ultimo gradino della piramide disegnata dall'Istituto cioè 'le famiglie a basso reddito con stranieri'. Lo ha detto il presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, durante la presentazione del Rapporto al Parlamento spiegando che "nella fase di ripresa attuale il processo di crescita stenta tuttavia ad affermarsi pienamente: i principali indicatori congiunturali presentano elevata volatilita' e alla tendenza complessivamente positiva dell'industria si e' per ora associata una fase di eterogeneita' nell'andamento dei diversi comparti dei servizi". E' questa l'analisi contenuta nel Rapporto dell'Istat, che traccia una mappa socio-economica dell'Italia, aggiornando i modelli tradizionali con schemi "multidimensionali". In particolare "hanno perso il loro senso di appartennza la piccola borghesia e la classe operaia" sottolinea ancora l'Istat.

Il gruppo più esiguo è rappresentato da un milione di famiglie tradizionali della provincia, 3,6 milioni di individui, con figli e nonni: rappresenta il gruppo con minor benessere monetario, il percettore di reddito è un uomo, che possiede al massimo la licenza media.

Le fratture che caratterizzano il Paese vengono confermate: "Persiste il dualismo territoriale: nel Mezzogiorno sono più presenti gruppi sociali con profili meno agiati".

CLASSI SOCIALI - La classe operaia e il ceto medio "sono sempre state le più radicate nella struttura produttiva del nostro Paese ma oggi la prima - osserva l'Istat - ha abbandonato il ruolo di spinta all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale". Sempre secondo questo rapporto Istat "una delle ragioni per cui ciò è avvenuto è la perdita dell'identità di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi, ma anche al cambiamento di attribuzioni e significati dei diversi ruoli professionali".

Per l'istituto di statistica, il criterio migliore è quello di suddividere gli italiani in nove nuovi gruppi, principalmente in funzione del reddito e del benessere familiare. La speranza di vita ha raggiunto gli 80,6 anni per gli uomini e gli 85,1anni per le donne e nel 2016 si è registrato un record nella bassa natalità. La persona di riferimento è donna in 7 casi su 10, ha 46 anni in media, possiede almeno il diploma di scuola superiore (1 su 4 ha la laurea). Secondo l'Istituto "la classe media impiegatizia è invece ben rappresentabile nella società italiana, ricadendo per l'83,5% nelle 'famiglie di impiegati'". Non così tra i giovani, i maschi più delle ragazze, ma a seconda del reddito delle famiglie cambia la qualità del modo di viverlo: i giovani della classe dirigente svolgono più frequentemente attività culturali, sportive, corsi extra scolastici e dedicano meno tempo alla tv, che invece occupa buona parte del tempo libero dei giovani che vivono in famiglie a basso reddito.

SALUTE - La crisi ha ancora i suoi effetti e molti italiani non hanno recuperato i livelli di reddito che avevano prima della recessione.