Kyenge (Pd): "sanzioni UE contro chi non ricolloca migranti"

Malgrado precedenti avvertimenti della Commissione, l'Italia "non ha adottato misure volte a mettere a norma o chiudere le discariche, come richiesto dalla direttiva in materia".

Sempre oggi è arrivata la comunicazione sul deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia dell'Ue "per la mancata bonifica o chiusura di 44 discariche che costituiscono un grave rischio per la salute umana e l'ambiente". Nonostante alcuni progressi, nel maggio 2017 non erano ancora state adottate le misure necessarie per adeguare o chiudere 44 discariche. L'interramento nel suolo, ossia nella discarica, è il modo meno sostenibile dal punto di vista ambientale e dovrebbe essere limitato al minimo assoluto. Sono 2 le discariche non a norma presenti in Campania, 23 in Basilicata, 11 in Abruzzo, 5 in Puglia e 3 in Friuli Venezia-Giulia.

La Commissione europea "non esiterà" a aprire procedure di infrazione se entro un mese l'Ungheria, la Polonia, l'Austria e la Repubblica ceca non rispetteranno i loro obblighi in termini di ricollocamenti di richiedenti asilo da Italia e Grecia. Delle 198 discariche del dicembre 2014 a giugno 2016 ne restavano da sanare 155, ora sono circa 100. In più, secondo la sentenza di condanna, si sarebbe dovuto versare una penalità semestrale per i ritardi nelle mancate bonifiche, a partire da un importo iniziale di 42 milioni e 800mila euro. Ma secondo l'europarlamentare emiliano dei Verdi, Marco Affronte, in Italia "ci sono ancora 102 discariche abusive delle 198 che avevano portato la Corte di giustizia europea a multarci nel dicembre 2014". "E' una questione di credibilità istituzionale e politica, anche rispetto a chi ha rispettato le regole", ha spiegato Avramopoulos. In quell'occasione, giorno in cui la Corte europea emise la prima sentenza di condanna contro l'Italia, il ministro diffuse un pomposo comunicato stampa ufficiale in cui disse che si stava risolvendo l'emergenza.

"Oltre a ciò - prosegue - dobbiamo evidenziare le gravi bugie e i dati falsi forniti il 2 dicembre 2014 dal Ministro all'Ambiente. Com'è chiaro, era una palese menzogna, tenuto conto dell'intervento annunciato (ieri, ndr) dalla Commissione europea".

I siti ancora fuorilegge sono appunto 44 e i contribuenti italiani hanno già pagato una multa forfettaria di 40 milioni di euro.