La classe operaia va… in malora!

La classe operaia va… in malora!

Roma, 17 mag.(AdnKronos Salute) - Culle sempre più vuote nell'Italia che invecchia, secondo il Rapporto annuale 2017 dell'Istat.

L'Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell'Italia, dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione, come nelle tradizionali classificazioni.

"La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi", spiega il rapporto.

Quasi sette giovani under 35 su dieci vivono ancora nella famiglia di origine. Interi segmenti di popolazione infatti "non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta anche al progressivo invecchiamento della popolazione". Sono 1,6 milioni le famiglie in stato di povertà assoluta e il 28,7 per cento a rischio esclusione sociale. Nel 2008 queste famiglie ammontavano a 3 milioni e 172mila, il 13,2% del totale.

Si legge ancora che il rapporto tra diplomati dei licei e degli istituti professionali è pari a oltre 8 volte la media nelle famiglie della classe dirigente, oltre tre volte nel gruppo delle pensioni d'argento e quasi due nelle famiglie di impiegati.

La spesa per consumi delle famiglie ricche, della 'classe dirigente', è più che doppia rispetto a quella dei nuclei all'ultimo gradino della piramide disegnata dall'Istat, ovvero 'le famiglie a basso reddito con stranieri'.

A partire dal 2015, anno horribilis per la mortalità registrata in Italia, la popolazione residente si è ridotta di 130 mila unità (meno 2,1 per mille). La speranza di vita ha raggiunto gli 80,6 anni per gli uomini e gli 85,1anni per le donne e nel 2016 si è registrato un record nella bassa natalità. Lo ha fatto notare il presidente dell'Istat Giorgio Alleva, nella presentazione del Rapporto annuale 2017. Per esempio, la forte riduzione del numero di donne tra i 18 e i 49 anni ha una conseguenza diretta sulla riduzione delle nascite: i due terzi del calo delle nascite stimato tra il 2008 e il 2016 si deve attribuire alla diminuzione delle popolazione femminile in età feconda, mentre la restante quota dipende dalla reale diminuzione della propensione ad avere figli.

Le famiglie con il capofamiglia con un livello di istruzione superiore, diploma o laurea, sono 8 milioni 837mila: 4 milioni 582mila (2 milioni 399mila hanno il diploma e 1 milione 856mila la laurea) sono "guidate" impiegati o autonomi mentre 4 milioni 264mila sono pensionati, dirigenti, quadri, imprenditori o liberi professionisti.

Se pensiamo che però saremo ancora alle prese con il debito pubblico, sotto l'occhio severo dell'Europa nella quale fra non molto finirà anche l'ombrello protettivo steso dalla Bce che inevitabilmente imporrà una cura maggiore dei nostri conti pubblici, mentre non riusciamo a fare quella riforma fiscale che potrebbe riequilibrare in parte le diseguaglianze dei redditi, ci rendiamo conto di quali ritardi soffriamo e quanto sarebbe necessaria invece una svolta profonda con il coinvolgimento di tutte le forze in campo, quelle sociali in primi luogo. Infine, il gruppo piu' esiguo, quello delle famiglie tradizionali della provincia: meno di un milione di famiglie (3,6 milioni di individui) numerose, con figli e nonni, dove il percettore di reddito e' un uomo, che possiede al massimo la licenza media. Il terzo gruppo piu' numeroso e' quello costituito in particolare da anziane sole e poi da giovani disoccupati: 3,5 milioni di famiglie e 5,4 milioni di individui, con un rischio poverta' che interessa 4 famiglie su 10.