La condivisione dati con WhatsApp costa a Facebook ben 110 milioni

La condivisione dati con WhatsApp costa a Facebook ben 110 milioni

Qualche dubbio sulle intenzioni, all'epoca, c'era già, ma la società di Menlo Park aveva promesso che non avrebbe fatto nulla per opporsi alla legge.

L'Antitrust dell'Unione Europea ha deciso di infliggere al popolare social di Zuckerberg una maxi multa da 110 milioni di dollari. Nel 2014 Facebook aveva assicurato alla Commissione Europea che non avrebbe potuto collegare gli account Facebook e quelli Whatsapp. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori. Facebook e le altre società del gruppo Facebook possono utilizzare le informazioni di WhatsApp per migliorare le esperienze degli utenti all'interno dei loro servizi come per fornire suggerimenti sul prodotto (ad esempio, suggerimenti relativi ad amici o collegamenti oppure a contenuti interessanti) e per mostrare offerte e inserzioni pertinenti.

Ma cosa è successo materialmente nell'agosto del 2016? Chi non vuole condividere i dati, infatti, può disattivare un'opzione dalle impostazioni dell'app (si hanno solo trenta giorni di tempo dall'accettazione dei nuovi termini). La condivisione dei dati è stata quindi bloccata, e Facebook si trova adesso a pagare le conseguenze della sua decisione. L'applicazione di messaggistica, ricordiamo, è utilizzata da più di un miliardo di persone. Quando tre anni fa Facebook notificò l'acquisizione di WhatsApp a Bruxelles, informò la Concorrenza che non sarebbe stata in grado di stabilire in modo affidabile l'associazione automatica tra i conti degli utilizzatori di Facebook e quelli di WtahtsApp, indicando questa situazione nel formulario di notifica e in una risposta specifica a una richiesta di ulteriori informazioni da parte della Commissione. E' la prima volta che viene utilizzato questo modus operandi da quando è entrato in vigore il regolamento sul controllo delle concentrazioni. Il commissario europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager, su Twitter, ha definito le informazioni fornite da Facebook al momento dell'acquisizione come "sbagliate e fuorvianti" e ha sostenuto come la società sia venuta meno agli accordi che avevano permesso il via libera all'acquisizione nel 2014. Tra i colossi all'attenzione della Commissione europea anche Microsoft al quale il 6 marzo 2013 è stata imposta una multa da 561 milioni di euro per non aver rispettato l'impegno di offrire agli utenti la possibilità di scelta fra vari browser per la navigazione su Internet.