Ue, maxi-multa da 110 milioni a Facebook

Ue, maxi-multa da 110 milioni a Facebook

Facebook è anche accusata di aver fornito informazioni scorrette anche a fine 2016, quando Bruxelles ha chiesto dei chiarimenti in merito alla questione. "Ne' WhatsApp, ne' Facebook, ne' nessun altro", hanno provato a rassicurare i dirigenti della chat. La stessa Commissione sottolinea comunque che la decisione non ha impatto sull' autorizzazione fornita a Facebook nell' ottobre 2014 per l' acquisizione di Whatsapp.

Il 20 dicembre 2016, la Commissione ha inviato una comunicazione 'Statement of Objections' a Facebook in cui ha descritto le sue preoccupazioni.

Queste le parole del commissario Margrethe Vestager: "La decisione odierna trasmette un chiaro segnale alle aziende: bisogna rispettare tutte le norme sulla fusione previste dall'UE, incluso l'obbligo di fornire informazioni corrette". Al momento Facebook si è limitata a commentare che in questo modo si chiude finalmente una vicenda che si protraeva da tempo.

"La possibilità tecnica di combinare le identità degli utenti di Facebook e WhatsApp esisteva già nel 2014 e lo staff di Facebook era a conoscenza di una tale possibilità", afferma la Commissione. Di qui la sua negligenza nella violazione degli obblighi procedurali. Anche in questi casi nel mirino delle autorità la condivisione dei dati degli utenti, da parte dei due sistemi, a scopi pubblicitari. La salatissima sanzione è stata decisa dall'Antitrust al colosso creato da Mark Zuckerberg con la motivazione di aver fornito "informazioni fuorvianti" al momento dell'acquisto di Whatsapp. "La multa imposta a Facebook è proporzionata ed agisce da deterrente".

In base alle regole comunitarie, Bruxelles poteva multare Facebook fino all'1% del suo giro d'affari nel 2016, cioè fino a una sanzione massima di 248 milioni di euro. Sebbene le applicazioni di comunicazione dei consumatori siano caratterizzate da effetti di rete, l'indagine ha dimostrato che in questo caso alcuni fattori hanno attenuato gli effetti di rete.

Non è la prima volta che l'operazione Facebook-Whatsapp è sotto la lente dei garanti.

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La condanna non mette in discussione la fusione, ormai formalizzata tra le due aziende, ma mette in luce un comportamento scorretto portato avanti da Facebook e WhatsApp.