Iran al voto tra moderati riformisti e conservatori

Iran al voto tra moderati riformisti e conservatori

A fronte del generale miglioramento delle condizioni economiche del Paese (con una riduzione dell'inflazione dal 40 al 10% e una stabilizzazione del tasso di cambio del rial negli ultimi quattro anni), infatti, il persistente problema della disoccupazione (12,4%, in crescita di 1,4 punti percentuali rispetto allo scorso anno) e il lento miglioramento della qualità di vita della popolazione potrebbero rappresentare delle spine nel fianco per l'attuale Presidente. Accordo intorno a cui si sono levate le critiche degli oppositori, che l'hanno accusato di aver svenduto il Paese e allo stesso tempo di non aver ridato ossigeno all'economia. I due candidati sono il capo di Stato uscende, il moderato Hassan Rohani, e il conservatore Ebrahim Raisi. L'attuale Guida suprema, Ali Khamenei, compirà 78 anni a luglio, e le sue condizioni di salute fanno pensare che possa essere rimpiazzato nell'arco dei prossimi quattro anni. L'Iran vive da molti anni sotto le sanzioni volute dagli Usa che ha coinvolto anche gli altri Paesi occidentali. Un'alta affluenza è considerata a vantaggio del presidente in carica Hassan Rohani, i cui sostenitori sembrano essersi mobilitati in massa per fermare 'un altro Ahmadinejad'. I primi risultati dovrebbero essere disponibili nelle prime ore di sabato. E se Rohani ha promesso che, in caso di rielezione, si impegnerà a lavorare per togliere tutte le sanzioni ancora in piedi, sembra assai difficile che questo possa avvenire in caso di ritorno al governo dei conservatori. Secondo gli exit poll Rohani avrebbe finora ottenuto più voti nelle province di West Azerbaigian, Alborz, Ilam, Boushehr, Sistan e Baluchistan, Ghazvin, Kurdestan, Kerman, Kermanshah e Yazd.

C'è una partecipazione significativa a questo voto, ma per gli iraniani che andranno a votare oggi c'è in qualche modo la possibilità di cambiare le cose? Una considerazione che parte dal presupposto che non sarebbero arrivati all'Iran tutti quei benefici che erano stati promessi.

Il G7 di Taormina capita al momento più opportuno per focalizzare l'attenzione dei sette "grandi" sul dossier iraniano, impostato su binari positivi da Rohani e da Obama. Mi auguro che sia così, ma noi iraniani abbiamo anche un detto che dice che chi è stato morso da un serpente ha paura anche di una corda, perché somiglia a quello.

Sebbene gli iraniani abbiano più volte in passato manifestato grande soddisfazione per la mutata posizione internazionale del loro Paese, un eventuale passo indietro nei confronti degli impegni presi in chiusura di JCPOA o un inasprimento della retorica anti-iraniana da parte di Washington e dei rivali regionali, potrebbero spostare importanti pacchetti di voti all'interno di quelle frange di conservatori che non hanno ancora deciso su quale piatto della bilancia far pesare le proprie preferenze. Entrambi sono costretti dal regime agli arresti domiciliari per il loro sostegno all'Onda Verde, il movimento democratico soppresso nel 2009-2010, dopo le elezioni (truccate) che hanno visto vittorioso Ahmadinejad. "Probabilmente questo è anche legato alle questioni di sicurezza, e poi ci sono delle controversie tra il Consiglio dei Guardiani e il ministero degli Interni per quanto riguarda la gestione di questa fase".