Tortura | Impresentabile e inaccettabile: quella brutta norma approvata dal Senato

Tortura | Impresentabile e inaccettabile: quella brutta norma approvata dal Senato

Con il nuovo testo si contestualizza quello che fa scattare la pena: viene introdotto il termine "reiterate violenze", l'agire "con crudeltà" e il "verificabile trauma psichico". Certo, l'Italia è sotto i riflettori: il massacro del G8 di Genova, le morti di Cucchi e Aldovrandi dovute alle percosse subite dalle forze dell'ordine, e altri casi di 'tortura' applicata portano all'Italia grandi critiche da parte dell'Europa. Luigi Manconi, presidente della commissione per i Diritti umani del Senato che era stato il primo firmatario della proposta di legge, non l'ha però votata perché pensa che le modifiche abbiano stravolto l'intento originario di conformare la legislazione italiana alle normative internazionali.

Sono almeno quattro i punti contestati della legge ormai in dirittura d'arrivo: in primis, il reato viene considerato comune e non proprio, slegandolo quindi nella sua definizione dall'operato dei pubblici ufficiali o di incaricati di pubblico servizio. Ma i processi per tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi. L'altro stabilisce invece che l'aggravante non si applica nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall'esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti da parte della Polizia. Come si fa a verificare dieci anni dopo un trauma avvenuto tanto tempo prima?

Diverse associazioni che si occupano di tortura, come Amnesty International e Antigone, hanno detto che il testo è "impresentabile". Ciò significa che il singolo atto di violenza brutale potrebbe non essere punito.

Inoltre, le due organizzazioni dichiarano poi che prendono atto "con rammarico" del fatto che "la volontà di proteggere, a qualunque costo, gli appartenenti all'apparato statale, anche quando commettono gravi violazioni dei diritti umani, continua a venire prima di una legge sulla tortura in linea con gli standard internazionali che risponda realmente agli impegni assunti 28 anni fa con la ratifica della Convenzione". L'articolo 2 diceva che le dichiarazioni ottenute tramite tortura non potevano essere utilizzate, salvo che contro le persone accusate di tale delitto e al solo fine di provarne la responsabilità penale. La prima sul tema, a firma del senatore Nereo Battello del Pci, risale addirittura al 1989 l'anno dopo la ratifica dell'Italia della Convenzione dei diritti umani contro la tortura del 1984. - FINO A 10 ANNI DI RECLUSIONE PER CHI TORTURA - Il nuovo reato di tortura approvato dal Senato conferma l'innalzamento a 4 anni di reclusione della pena minima e in 10 anni il limite massimo per chiunque, "con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, di cura o di assistenza, intenzionalmente cagiona ad una persona a lui affidata, o comunque sottoposta alla sua autorità, vigilanza o custodia, acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere, da essa o da un terzo, informazioni o dichiarazioni o di infliggere una punizione o di vincere una resistenza, ovvero in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose". "Qualora la legge venisse confermata anche dalla Camera- sottolineano- sarebbe difficilmente applicabile". Centrodestra che sul ddl si divide: 13 di Forza Italia si astengono e in 11 non votano. Spiegano le due sigle: "Il limitare la tortura ai soli comportamenti ripetuti nel tempo e a circoscrivere in modo inaccettabile l'ipotesi della tortura mentale è assurdo per chiunque abbia un minimo di conoscenza del fenomeno della tortura nel mondo contemporaneo, nonché distante e incompatibile con la Convenzione internazionale contro la tortura".

Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, afferma: "Nonostante le buone intenzioni e gli aggiustamenti apportati, il Ddl sull'introduzione del reato di tortura, non scioglie i tanti dubbi interpretativi relativi all'intensità delle sofferenze fisiche per essere qualificate acute, alla verificabilità del trauma psichico e del suo grado, a quale sia la condotta del trattamento inumano e degradante".