Corte Ue:"Quello di soia non è latte"

Corte Ue:

L'aggiunta di indicazioni descrittive non è sufficiente: l'importante è che, da oggi, vi sia totale chiarezza sull'origine vegetale e non animale del prodotto. TofuTown produce e distribuisce alimenti vegetariani e vegani: in particolare, commercializza prodotti puramente vegetali con le denominazioni 'Soyatoo burro di tofu', 'formaggio vegetale', 'Veggie-Cheese', 'Cream', e con altre denominazioni simili. Il Verband Sozialer Wettbewerbha ritenuto che questo tipo di promozione violi la normativa dell'Unione sulle denominazioni per il latte ed i prodotti lattiero-caseari e ha quindi avviato un'azione inibitoria nei confronti della TofuTown. La Coldiretti ha commentato così il pronunciamento della Corte di Giustizia europea: "Inganna i consumatori e fa chiudere le stalle la confusione generata dall'uso della parola latte per bevande vegetali, come quello alla soia, che hanno raggiunto in Italia un valore al consumo di 198 milioni di euro, con un incremento del 7,4% nell'ultimo anno". Queste denominazioni non possono essere legittimante usate per indicare un prodotto puramente vegetale. La Corte aggiunge, inoltre, che tale interpretazione della normativa di cui trattasi non confligge né con il principio di proporzionalità né con il principio di parità di trattamento. Inoltre, non utilizza diciture come 'burro' o 'cream' (panna) in modo isolato, ma sempre associate a termini che rimandano all'origine vegetale dei prodotti in questione, come ad esempio 'burro di Tofu' o 'rice spray cream', cioè panna di riso spray. Chi è già consapevole della scelta vegana continuerà a fare la sua scelta, e lo stesso, naturalmente, faranno gli intolleranti al latte che trovano un'alternativa nei "succhi bianchi" vegetali, ma sarà più difficile avvicinare nuovi consumatori alle bevande bianche Veg. Quanto al principio di parità di trattamento, la Corte constata che "la TofuTown non può invocare una disparità di trattamento affermando che i produttori di alimenti vegetariani o vegani sostitutivi della carne o del pesce non sarebbero soggetti a restrizioni paragonabili a quelle alle quali sono soggetti i produttori di alimenti vegetariani o vegani sostitutivi del latte o dei prodotti lattiero-caseari".

Nella sentenza la Corte rileva che, ai fini della commercializzazione e della pubblicità, la normativa in questione riserva, in linea di principio, la denominazione 'latte' unicamente al latte di origine animale.

"Le molte deroghe sono state poi riepilogate nella Decisione della Commissione del 20 dicembre 2010 - ricorda ancora Pinton- che fissa l'elenco dei prodotti che possono riferirsi a latte, burro, creme eccetera pur senza c'entrare col latte e i derivati". Si tratta, rilevano i giudici, di prodotti dissimili, soggetti a norme diverse. In realtà il latte di mucca, capra o pecora rientra da migliaia di anni nella dieta umana, al punto che il genoma si è modificato per consentire anche in età adulta la produzione dell'enzima deputato a scindere il lattosio, lo zucchero del latte.