Riina è ancora capo della mafia Progettò un attentato contro di me

Lo dice a Napoli Pietro Grasso, presidente del Senato, parlando degli ultimi omicidi di camorra verificatisi in vista dell'apertura della nuova stazione dell'alta velocità di Napoli - Afragola.

"Secondo le nostre leggi e secondo la Costituzione - ricorda la seconda carica dello Stato - la carcerazione deve essere dignitosa e io ritengo che siano adottate tutte le misure idonee per potere rendere dignitosa la carcerazione di Riina". Non dobbiamo dimenticare che Riina è ancora il capo di Cosa Nostra. Sull'affermazione di Grasso che Riina potrebbe collaborare "cominciando a fare i nomi delle persone importanti che prima delle stragi lo hanno contattato", il procuratore, ha affermato: "Come dargli torto.".

"Se decidesse di parlare, allora, e se cominciasse a collaborare seriamente con la giustizia si potrebbe rivedere anche la sua situazione detentiva e il suo 41bis".

"Mi sono trattenuto dall'intervenire sul tema perché ho delle ragioni personali con Riina: lui aveva progettato un attentato nei miei confronti". Cosa gli ha fatto cambiare idea? Dopo Falcone e Borsellino, e accantonati gli attentati contro i politici, Riina aveva detto a Brusca: 'Ci vorrebbe un altro colpettino' per riavviare una trattativa che probabilmente languiva e quel 'colpettino' ero io. "Contro il 41 bis - osserva - si può fare ricorso". Anche per Bernardo Provenzano si chiese la scarcerazione, racconta, "di lui dissero che era incapace di intendere e di volere", ma poi lui "rimase in carcere e vi morì". Grasso non la pensa così e conclude: "Continuare a tenere in carcere il capo della mafia serve a evitare che lui possa continuare a dare ordini dal carcere. Se ne sarebbe dovuto occupare Brusca e un altro esponente della mafia locale".

"Non ci possono essere sentimenti di vendetta da parte dello Stato che deve garantire una pena dignitosa".