Corte Ue: No a denominazione "latte" per i prodotti vegetali

Corte Ue: No a denominazione

Non si tratta di una stravaganza voluta dal mondo alimentare, che occhieggia sempre più alla cultura vegan e vegetariana, ma lo ha stabilito una sentenza della Corte di giustizia Ue, che certifica come i prodotti vegetali pubblicizzati come latte, formaggio o burro contenenti ingredienti non di origine animale non possano essere commercializzati con tale dicitura.

A chiedere che si faccia ulteriore chiarezza sui derivati della carne oltre che su quelli del latte (ad esempio bresaola e mortadella vegan) ci pensa il vicepresidente della commissione agricoltura dell'Europarlamento Paolo De Castro, secondo il quale la Corte ha compiuto "un passo decisivo contro l'uso scorretto delle denominazioni - e la speranza è che al più presto - sia possibile predisporre una normativa europea per salvaguardare le denominazioni dei prodotti a base di carne, come "bresaola" o "mortadella". Per la Verband Sozialer Wettbewerb, associazione tedesca per il contrasto alla concorrenza sleale, quel tipo di pubblicità e commercializzazione infrange le norme europee sulle denominazioni del latte e dei prodotti lattiero-caseari. A sancirlo è stata la Corte di giustizia europea che ha riportato ordine nella materia. Allo stesso modo, tra le eccezioni e' ammesso esplicitamente, a certe condizioni, anche l'utilizzo, nella denominazione inglese di un prodotto, del termine inglese "cream" con un termine complementare, in particolare per designare bevande alcoliche o zuppe. Dunque possiamo continuare a mangiare polpette di melanzane o bistecche di tofu, ma non il latte di soia o il formaggio vegetale. La Corte aggiunge inoltre che questa interpretazione della normativa di cui trattasi non confligge ne' con il principio di proporzionalita' ne' con il principio di parita' di trattamento.

Curiosamente la cosa riguarda soltanto i prodotti caseari: la Corte ha infatti ricordato nella sentenza che i produttori di alimenti vegetariani o vegani sostitutivi della carne o del pesce non siano soggetti ad analoghe restrizioni, poiché su di loro vengono applicate norme diverse. In fondo sono regole che esistono dal 2007, ma tra deroghe e mancati pronunciamenti, si è arrivati fino a oggi. Questo perché la normativa vigente riserva la denominazione 'latte' unicamente al latte di origine animale, pur essendoci spazio anche alle eccezioni. Un discorso che - precisa la Coldiretti - si estende anche ai derivati come burro, yogurt, formaggi e panna che non possono essere ottenuti con prodotti vegetali.

Seguendo tale orientamento, l'esecutivo comunitario aveva concesso il diritto a tutta una svariata gamma di prodotti vegetali di essere messi in commercio con il nome "latte" e affini. Il filone di pensiero che ritiene opportuno bandire i latticini dall'alimentazione poggia sul China Study, un'indagine epidemiologica svolta a partire dal 1983 in Cina, i cui risultati sono stati ritenuti inattendibili dalla comunità scientifica e dall " Airc, l'Associazione italiana per la ricerca sul cancro.