Fece esplodere palazzina a Milano uccidendo 3 persone, condannato a ergastolo

Fece esplodere palazzina a Milano uccidendo 3 persone, condannato a ergastolo

Dagli accertamenti era emerso che quando Micaela Masella, appena alzata, chiuse la valvola dell' impianto della cucina, dopo essersi accorta della fuga di gas, con il suo "gesto" evitò "conseguenze anche peggiori" perché se non l'avesse fatto a seguito della deflagrazione avrebbe potuto svilupparsi anche "un incendio".

Era stato il pm Elio Ramondini a chiedere l'ergastolo sottolineando che non solo quella notte, tra l'11 e il 12 giugno dello scorso anno, il pubblicitario milanese aveva provocato lo scoppio della palazzina uccidendo tre persone e ferendo anche le figlie, ma poi "ha continuato a dire tante bugie per rimanere impunito". Lo ha deciso il gup Chiara Valori nel processo con rito abbreviato.

Ha dell'incredibile la storia che ha visto il pubblicitario Giuseppe Pellicanò essere condannato all'ergastolo per aver volontariamente causato l'esplosione della sua casa a Milano in cui morì la compagna e una coppia di vicini nel giugno del 2016. Una perizia psichiatrica, disposta dal gip, aveva messo in luce un vizio parziale di mente dell'imputato dovuto alla sua depressione: la "strage", scrissero i periti, era diventata la "soluzione", "l'unica via d'uscita per la sua disperazione". Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni. "Segnale - fa notare l'avvocato della famiglia Masella, Franco Rossi Galante - che il giudice non ha considerato la seminfermità nel prendere la sua decisione". Il magistrato ha anche disposto provvisionali per circa 1 milione e 760 mila euro per la famiglia Masella: rispettivamente 350mila euro a testa per i genitori della ex compagna, 160mila euro per la sorella e 400mila euro a ciascuna delle due figlie della coppia, rimaste gravemente ustionate nell'esplosione. Riconosciuti come parte civile anche alcuni condomini dello stabile a cui va un risarcimento di 3mila euro ciascuno. La difesa aveva sostenuto che il pubblicitario non aveva intenzione di uccidere che ha tentato di dimostrare che non si figuravano i reati di strage e devastazione.