Riina è ancora capo della mafia Progettò un attentato contro di me

"Se decidesse di parlare, allora, e se cominciasse a collaborare seriamente con la giustizia si potrebbe rivedere anche la sua situazione detentiva e il suo 41bis". Ad esempio potrebbe "dirci chi lo ha contattato prima di fare le stragi". Poi lui chiamò il comando dicendo che lo avrebbero ucciso in Sicilia. "Lui - insiste l'ex pm - ci ha detto che era un capro espiatorio". Grasso non la pensa così e conclude: "Continuare a tenere in carcere il capo della mafia serve a evitare che lui possa continuare a dare ordini dal carcere. Contro il 41 bis si può fare ricorso". "Quella dell'ergastolo, con quella che e' la certezza della pena, a cui deve corrispondere nel caso di pericolosita' un regime di detenzione che non deve essere disumano, deve rispettare la dignita' della persona", ma deve essere anche "fermo".

"Secondo le nostre leggi e secondo la Costituzione - ricorda la seconda carica dello Stato - la carcerazione deve essere dignitosa e io ritengo che siano adottate tutte le misure idonee per potere rendere dignitosa la carcerazione di Riina".

Sulla vicenda della possibile scarcerazione di Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra, sono intervenuti in molti. Ora toccherà al tribunale di sorveglianza di Bologna decidere sulla richiesta dei legali del boss. "Contraddirebbe tutta la sua vita di capo mafioso".

In riferimento alla decisione della Cassazione che ha riconosciuto a Riina il diritto ad una morte dignitosa Grasso risponde: "Mi sono trattenuto dall'intervenire sul tema perché ho delle ragioni personali con Riina: lui aveva progettato un attentato nei miei confronti. Dopo Falcone e Borsellino, e accantonati gli attentati contro i politici, Riina aveva detto a Brusca: 'Ci vorrebbe un altro colpettino' per riavviare una trattativa che probabilmente languiva e quel 'colpettino' ero io", dice Grasso.